Storia di un arbitro
In vista dell'auspicata organizzazione di un corso arbitri a Reggio, Mr. "The President" mi ha chiesto di postare un messaggio che racchiuda la mia carriera arbitrale, di modo possa essere da stimolo a chi magari possa avere considerato la possibilità di scendere in campo ma non come giocatore; salutandovi tutti ed augurandovi una buona Pasqua, vi lascio la mia breve autobiografia adi cantante di ball e strike...
"Ho intrapreso la carriera arbitrale per la Federazione Italiana Baseball e Softball perché, alla fine degli anni ’80, dovetti smettere di giocare a baseball con la squadra di Borgia (CZ), per trasferirmi all’Università a Reggio Calabria; resomi conto delle difficoltà di coniugare, in quanto fuori sede (lezioni, mense, orari, trasferimenti), lo studio con una regolare attività sportiva legata ad una squadra, decisi quindi di intraprendere la carriera arbitrale, in quanto innamorato del baseball, unico modo che allora conoscessi per continuare a restare legato a questo sport difficile ma così meraviglioso; iniziando ad arbitrare cominciai a conoscere anche il softball, sport fratello, eppure per molti aspetti profondamente diverso dal baseball, che mi coinvolse a tal punto da farmi scegliere, giunto alla serie “B”, di specializzarmi come arbitro di softball e di tralasciare il baseball.
I momenti che più ricordo sono gli anni della gavetta ad arbitrare la serie “B” in Sicilia, anni che mi formarono all’approccio alla gara ed alle difficoltà ambientali; partite giocate a mezzogiorno sotto il sole cocente di luglio, su campi in pietra lavica; a letto il sabato sera alle 22:00 ed alzatacce la domenica mattina alle 4:00 per andare, in auto, che so, a Randazzo o a Paternò, mentre per i miei amici divertimenti e locali; e poi, pubblico per lo più incompetente di softball e per questo particolarmente feroce con gli arbitri (e spessissimo senza avere idea su cosa stessero protestando…), livello di gioco molto basso, tecnici “della domenica”….però ricordo ancora le gite con i miei genitori che per molti anni mi sono stati accanto, e mi hanno accompagnato in giro per la Sicilia per anni con il loro amore e la loro dedizione, facendomi sentire di meno il peso di una carriera così logorante ma in costante ascesa.
Ho avuto la fortuna di avere, durante la metà degli anni ’90, tre squadre siciliane in serie “A”, in seguito trasformata in serie “A2”: Catania, Palermo ed Ustica; la cosa favorì indubbiamente il mio graduale passaggio alla serie superiore; certo, livello di gioco e competenza erano di gran lunga superiori, ma si continuava a giocare su campi infuocati in pieno giorno; almeno fino a quando queste società non si attrezzarono con l’illuminazione artificiale… ahh, che meraviglia arbitrare alle 21:00, al freschetto…tutto prendeva un aspetto diverso sotto i pali della luce!!!
La trasferta più difficile, in questa fase della carriera, fu sicuramente Ustica; intanto per motivi logistici: 2 aliscafi ed una nave al giorno per andare e per tornare (1,40 h e 3,00 h il tragitto da Palermo all’isola…); difficoltà, quindi, in piena estate a trovare posto sui mezzi di trasporto; pochi alberghi sempre pieni, e quindi, noi arbitri, a volte ospitati (a pagamento s’intende…), nella casa della vecchina che abitava dietro alla piazza principale… e poi pubblico appassionato ed a volte scatenato, in massa al campo di Softball il sabato sera, squadra forte ma molto problematica nei confronti degli arbitri (il fair-play, questo sconosciuto…); e se poi il mare ingrossava, si rischiava di stare anche 2 o tre giorni sull’isola; a questo punto dovevi solo sperare di aver arbitrato bene, se no in questi giorni era meglio restarsene tappati in albergo (o nella camera da letto per gli ospiti della famigerata vecchina…).
Ti assicuro che questi anni di arbitraggio per le strade della Sicilia, mi hanno dato un bagaglio di esperienze eccezionale al quale ho attinto a piene mani nei miei anni successivi di carriera, e che mi hanno permesso di affrontare nel migliore modo possibile le difficoltà della serie “A”, dove, paradossalmente tutto si è rivelato più semplice (viaggi in aereo, alberghi, partite serali, pubblico competente, partite bellissime….).
Indubbiamente, devo aver arbitrato piuttosto bene in quegli anni, se piano piano, mentre il softball inesorabilmente moriva, prima in Calabria e poi in Sicilia, con defezioni e ritiri in massa delle squadre che esistevano, iniziavo a prendere l’aereo per muovermi verso nord, ad arbitrare gare su campi da softball “veri”, come quelli che vedevo sono in fotografia…ed iniziare ad essere in campo con giocatrici per me, appassionato di Softball, famosissime ed allora irraggiungibili, campionesse d’Europa, partecipanti alle Olimpiadi… ed anche loro non si facevano problemi a chiedere ai miei colleghi “di su”, molto più esperti di me “…ma questo qui da dove arriva??...calabrese?!?... e che centra con il Softball??!?”….ed oggi, dopo tanti anni di serie “A”, e competizioni internazionali, ci si saluta con affetto e reciproca stima!!!
Anche per un arbitro esiste la vittoria, come per una squadra; vincere è saper di aver fatto bene, di essere stato concentrato in campo, di aver avuto il coraggio di prendere le decisione giuste, anche se spesso non condivise o pesanti, non essersi lasciato influenzare dall’ambiente, essere stato autorevole e non autoritario…e sopratutto, aver cercato di trasmettere serenità ai tuoi colleghi, magari più inesperti (in campo si sta, nel softball, da 2 a 4 arbitri, a seconda dell’importanza della gara).
Io so cosa vuol dire arbitrare con colleghi che, negli anni 94/95, erano un esempio per te, e cercare in campo di rubare le loro mosse e le loro caratteristiche migliori; è fondamentale poter, un giorno, restituire quanto si è preso per i “campi”; e poi magari, come è successo a me, Istruttore Federale, trovare il collega più esperto in aula come allievo ad un mio corso di aggiornamento per arbitri di Serie “A2”; ed il mio enorme imbarazzo di fare da insegnante a chi era stato un mio punto di riferimento, essere spazzato via da un semplice “…sono orgoglioso di te…se oggi fai da istruttore, mi fai da istruttore, forse è anche merito mio…”.
L’avversario più grande dell’arbitro è quindi, più del Regolamento (peraltro complesso e casisticamente infinito), o della cattiva meccanica di movimenti e rotazioni sul campo, il non saper stare in campo; che tradotto significa arroganza, presunzione, imposizione della legge del più forte…in Italia, ritenuta la migliore scuola arbitrale Europea ed una delle migliori al mondo, vi sono diverse correnti di approccio alla gara, ed io, lo scrivo senza falsa modestia, che ho avuto la fortuna di formarmi alla scuola di Nettuno (Roma), faccio dello stile, del rispetto, del sorriso in campo, una delle mie prerogative e migliori qualità; chi sorride, perché è sereno, non ha nulla da nascondere e nulla da temere…almeno dalla propria coscienza!!!
I sogni nel cassetto, al momento attuale, credo di averli esauditi tutti…ho una qualifica a livello mondiale (sebbene la lista d’attesa per le competizioni fuori Europa è ancora piuttosto lunga…), ho fatto tutte le competizioni più importanti, a livello nazionale ed Europeo…sono istruttore nazionale ed internazionale, chiamato a formare gli arbitri greci per le Olimpiadi di Atene, e poi nel 2008, avere avuto, a Riccione, il riconoscimento di migliore arbitro d’Italia di Softball…ma non bisogna mai smettere di essere ambiziosi, si perderebbe quella spinta verso l’alto che fa si che ogni week-end, da aprile ad ottobre, sia una nuova sfida sui campi di softball di tutta Italia…eppoi, ho visto che qualcosa si è tornato a muovere nella mia terra, con una squadra giovanile fortissima a Catanzaro, e con squadre di baseball e softball a Reggio Calabria…chiudere la mia carriera arbitrando proprio a Reggio sul diamante del Viale Calabria, sarebbe la perfetta conclusione della mia favola.
"Ho intrapreso la carriera arbitrale per la Federazione Italiana Baseball e Softball perché, alla fine degli anni ’80, dovetti smettere di giocare a baseball con la squadra di Borgia (CZ), per trasferirmi all’Università a Reggio Calabria; resomi conto delle difficoltà di coniugare, in quanto fuori sede (lezioni, mense, orari, trasferimenti), lo studio con una regolare attività sportiva legata ad una squadra, decisi quindi di intraprendere la carriera arbitrale, in quanto innamorato del baseball, unico modo che allora conoscessi per continuare a restare legato a questo sport difficile ma così meraviglioso; iniziando ad arbitrare cominciai a conoscere anche il softball, sport fratello, eppure per molti aspetti profondamente diverso dal baseball, che mi coinvolse a tal punto da farmi scegliere, giunto alla serie “B”, di specializzarmi come arbitro di softball e di tralasciare il baseball.
I momenti che più ricordo sono gli anni della gavetta ad arbitrare la serie “B” in Sicilia, anni che mi formarono all’approccio alla gara ed alle difficoltà ambientali; partite giocate a mezzogiorno sotto il sole cocente di luglio, su campi in pietra lavica; a letto il sabato sera alle 22:00 ed alzatacce la domenica mattina alle 4:00 per andare, in auto, che so, a Randazzo o a Paternò, mentre per i miei amici divertimenti e locali; e poi, pubblico per lo più incompetente di softball e per questo particolarmente feroce con gli arbitri (e spessissimo senza avere idea su cosa stessero protestando…), livello di gioco molto basso, tecnici “della domenica”….però ricordo ancora le gite con i miei genitori che per molti anni mi sono stati accanto, e mi hanno accompagnato in giro per la Sicilia per anni con il loro amore e la loro dedizione, facendomi sentire di meno il peso di una carriera così logorante ma in costante ascesa.
Ho avuto la fortuna di avere, durante la metà degli anni ’90, tre squadre siciliane in serie “A”, in seguito trasformata in serie “A2”: Catania, Palermo ed Ustica; la cosa favorì indubbiamente il mio graduale passaggio alla serie superiore; certo, livello di gioco e competenza erano di gran lunga superiori, ma si continuava a giocare su campi infuocati in pieno giorno; almeno fino a quando queste società non si attrezzarono con l’illuminazione artificiale… ahh, che meraviglia arbitrare alle 21:00, al freschetto…tutto prendeva un aspetto diverso sotto i pali della luce!!!
La trasferta più difficile, in questa fase della carriera, fu sicuramente Ustica; intanto per motivi logistici: 2 aliscafi ed una nave al giorno per andare e per tornare (1,40 h e 3,00 h il tragitto da Palermo all’isola…); difficoltà, quindi, in piena estate a trovare posto sui mezzi di trasporto; pochi alberghi sempre pieni, e quindi, noi arbitri, a volte ospitati (a pagamento s’intende…), nella casa della vecchina che abitava dietro alla piazza principale… e poi pubblico appassionato ed a volte scatenato, in massa al campo di Softball il sabato sera, squadra forte ma molto problematica nei confronti degli arbitri (il fair-play, questo sconosciuto…); e se poi il mare ingrossava, si rischiava di stare anche 2 o tre giorni sull’isola; a questo punto dovevi solo sperare di aver arbitrato bene, se no in questi giorni era meglio restarsene tappati in albergo (o nella camera da letto per gli ospiti della famigerata vecchina…).
Ti assicuro che questi anni di arbitraggio per le strade della Sicilia, mi hanno dato un bagaglio di esperienze eccezionale al quale ho attinto a piene mani nei miei anni successivi di carriera, e che mi hanno permesso di affrontare nel migliore modo possibile le difficoltà della serie “A”, dove, paradossalmente tutto si è rivelato più semplice (viaggi in aereo, alberghi, partite serali, pubblico competente, partite bellissime….).
Indubbiamente, devo aver arbitrato piuttosto bene in quegli anni, se piano piano, mentre il softball inesorabilmente moriva, prima in Calabria e poi in Sicilia, con defezioni e ritiri in massa delle squadre che esistevano, iniziavo a prendere l’aereo per muovermi verso nord, ad arbitrare gare su campi da softball “veri”, come quelli che vedevo sono in fotografia…ed iniziare ad essere in campo con giocatrici per me, appassionato di Softball, famosissime ed allora irraggiungibili, campionesse d’Europa, partecipanti alle Olimpiadi… ed anche loro non si facevano problemi a chiedere ai miei colleghi “di su”, molto più esperti di me “…ma questo qui da dove arriva??...calabrese?!?... e che centra con il Softball??!?”….ed oggi, dopo tanti anni di serie “A”, e competizioni internazionali, ci si saluta con affetto e reciproca stima!!!
Anche per un arbitro esiste la vittoria, come per una squadra; vincere è saper di aver fatto bene, di essere stato concentrato in campo, di aver avuto il coraggio di prendere le decisione giuste, anche se spesso non condivise o pesanti, non essersi lasciato influenzare dall’ambiente, essere stato autorevole e non autoritario…e sopratutto, aver cercato di trasmettere serenità ai tuoi colleghi, magari più inesperti (in campo si sta, nel softball, da 2 a 4 arbitri, a seconda dell’importanza della gara).
Io so cosa vuol dire arbitrare con colleghi che, negli anni 94/95, erano un esempio per te, e cercare in campo di rubare le loro mosse e le loro caratteristiche migliori; è fondamentale poter, un giorno, restituire quanto si è preso per i “campi”; e poi magari, come è successo a me, Istruttore Federale, trovare il collega più esperto in aula come allievo ad un mio corso di aggiornamento per arbitri di Serie “A2”; ed il mio enorme imbarazzo di fare da insegnante a chi era stato un mio punto di riferimento, essere spazzato via da un semplice “…sono orgoglioso di te…se oggi fai da istruttore, mi fai da istruttore, forse è anche merito mio…”.
L’avversario più grande dell’arbitro è quindi, più del Regolamento (peraltro complesso e casisticamente infinito), o della cattiva meccanica di movimenti e rotazioni sul campo, il non saper stare in campo; che tradotto significa arroganza, presunzione, imposizione della legge del più forte…in Italia, ritenuta la migliore scuola arbitrale Europea ed una delle migliori al mondo, vi sono diverse correnti di approccio alla gara, ed io, lo scrivo senza falsa modestia, che ho avuto la fortuna di formarmi alla scuola di Nettuno (Roma), faccio dello stile, del rispetto, del sorriso in campo, una delle mie prerogative e migliori qualità; chi sorride, perché è sereno, non ha nulla da nascondere e nulla da temere…almeno dalla propria coscienza!!!
I sogni nel cassetto, al momento attuale, credo di averli esauditi tutti…ho una qualifica a livello mondiale (sebbene la lista d’attesa per le competizioni fuori Europa è ancora piuttosto lunga…), ho fatto tutte le competizioni più importanti, a livello nazionale ed Europeo…sono istruttore nazionale ed internazionale, chiamato a formare gli arbitri greci per le Olimpiadi di Atene, e poi nel 2008, avere avuto, a Riccione, il riconoscimento di migliore arbitro d’Italia di Softball…ma non bisogna mai smettere di essere ambiziosi, si perderebbe quella spinta verso l’alto che fa si che ogni week-end, da aprile ad ottobre, sia una nuova sfida sui campi di softball di tutta Italia…eppoi, ho visto che qualcosa si è tornato a muovere nella mia terra, con una squadra giovanile fortissima a Catanzaro, e con squadre di baseball e softball a Reggio Calabria…chiudere la mia carriera arbitrando proprio a Reggio sul diamante del Viale Calabria, sarebbe la perfetta conclusione della mia favola.
Johann Garigliano















