articolo pubblicato sul sito
www.tuttobaseball.it del 18.02.2010, mi era sfuggito ma è interessante leggerlo
Milano e Reggio Calabria, storia di società e campi che sono costretti alla convivenza
Mercoledì 17 Febbraio 2010 17:34 - Author: redazione
di Ezio Cardea.
Non so se può confortare l'amico Tony Aliquò sapere che con analoga "allucinante" vicissitudine convive da almeno due anni anche il glorioso Club del Milano '46 (7 titoli di Campione d'Italia, 3 Coppe Italia, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe) che è stato costretto a giocare in campi messi a disposizione molto sportivamente da squadre dell'hinterland milanese.
Ed anche il suo numeroso vivaio ha subìto limitazioni alla propria attività poiché spesso non era garantita la disponibilità del "Kennedino" (il campo destinato all'attività giovanile ed alla disciplina del softball) per gli allenamenti e le partite di campionato. Risolto in parte il problema di gestione o quanto meno di "coabitazione" del Kennedy, si confida molto nella sensibilità delle autorità comunali perché il Club milanese venga concretamente sostenuto nel completamento delle opere di ristrutturazione dello stadio. Purtroppo la politica si interessa troppo poco degli sport cosiddetti "minori", non rendendosi conto che tale negligenza rende possibile un inaccettabile discrimine tra chi sceglie di praticare il calcio o ad altro sport in auge, e chi per quegli sport non è "tagliato" o comunque preferisce altre discipline sportive; i "discriminati", che non sono pochi, possono essere assorbiti solo in minima parte dai cosiddetti sport "minori" a causa dell'insufficienza delle strutture a disposizioni. Per gli altri si apre la strada verso "passatempi" certamente meno idonei alla crescita in un sano equilibrio fisico/mentale. Quindi la politica, oltre a peccare di indifferenza verso tale discriminazione, si sottrae anche ad una funzione sociale molto importante. Una grande responsabilità negativa è attribuibile anche a quella stampa che si definisce "sportiva" ma che di fatto osanna, anche nei risvolti che con la vita sportiva non hanno niente a che vedere, solo i soliti sport, umiliando le altre discipline con spazi talmente irrisori da non favorire la benché minima sponsorizzazione. Sono convinto che Tony Aliquò, da buon calabrese, non si lascerà sopraffare dagli eventi negativi di questo momento e spero che si crei un movimento solidale a sostegno del suo grido di allarme. Mi auguro anche che la Dirigenza Federale reagisca a questo ennesimo "sgarbo" subìto.
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Febbraio 2010 12:07 )